Rubrica scuola

Gentile Professoressa Carla ,

Sento spesso dire ai miei figli che per loro andare a scuola è motivo di stress, troppi libri, troppe modalità didattiche, troppi compiti, interrogazioni, esercitazioni a più livelli, in classe e laboratoriali poi i Pon, i Progetti a vario titolo, insomma, la qualità del loro ‘tempo scolastico’ sembra intensa ma davvero troppo pesante. Mi chiedo se sia giusto questo modo di operare.

Gentile signora,

insegnare non significa soltanto trasmettere notizie, dati, informazioni, significa ‘educare’ ed ‘accompagnare’ i nostri ragazzi in un percorso di crescita trasversale, cioè dare loro tutti i possibili strumenti affinché siano pronti al momento opportuno ad utilizzarli, scegliendo quello più adeguato e consono alle loro capacità. Questo implica ‘pensare’ ad una scuola multidimensionale quindi, non solo fisica fatta di banchi e libri di testo ma che sappia anche andare ‘oltre’ e prepararli per il futuro ed essere pragmatici. In questa ottica, attività di laboratorio piuttosto che ‘alternanza scuola lavoro’ sono sicuramente necessari ed utili per garantire una formazione completa ed efficace. Compiti, esercitazioni, Pon sono strumenti aggiuntivi funzionali al raggiungimento di tutti questi obiettivi, quindi quando li sentiamo lamentarsi possiamo rammentare loro che non è poi così faticoso come sembra!

Gentile Professoressa Carla

Le scrivo perchè mio figlio è in continua competizione con un suo compagno di classe e non so se questa cosa è positiva o negativa per la sua crescita, grazie.

Gentile signora, la competizione tra ragazzi può essere sicuramente stimolante purchè non si vada oltre, perchè potrebbe poi degenerare e far scattare altri meccanismi non sani. Dovrebbe far comprendere a suo figlio che non deve mai superare il confine. Dunque le consiglio di parlare molto con suo figlio e fargli comprendere che le uniche sfide dovrà vincerle soprattutto con se stesso. E che ognuno è diverso dall’altro. Insegnamo questo ai nostril figli.

Gentile Professoressa Carla

litigare e discutere continuamente sembra essere l’unica possibilità di confronto, come si può spingere al dialogo e al confronto?

Misurarsi con gli adulti, i genitori e gli educatori, in particolare, è una modalità insita nel processo di crescita di ciascun adolescente. Mettere in discussione l’autorità dell’altro è un modo per metterlo alla prova, misurarne capacità di contenimento e di supporto. Il compito dell’adolescente è creare il conflitto, quello del genitore è invece, accogliere le ansie, le incertezze. E’ importante non rispondere ad una provocazione con una reazione di rabbia o di sfida perché non si otterrà altro che una escalation senza via di uscita. I ruoli di ciascun attore coinvolto in questa dinamica deve essere ben chiaro e definito da regole e funzioni ben precise. Il rischio altrimenti è quello di trovarsi di fronte a relazioni genitori-figli invertite, in cui i figli si ritrovano a dover rassicurare e sostenere gli adulti.

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